Archivio dell'autore: andavacambiato

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Io non so neanche se possiedo un processore intero.

Tech

As technology invades our lives and covers every facet of working, playing, learning and more, we as a culture will need to adjust and find balance so as to not get so lost in the digital world that we lose ourselves. We hear frequently about parents desiring to get their kids to shut off the video-game systems and go outside and play. Go out in public to restaurants, coffee shops and malls, and you see people fixated on their screens.

There is nothing wrong with that, however, I think we need to be aware of something important as a digital society. I fear that we may slowly lose the ability to be fully present in a moment or situation.

I noticed this about myself a few years ago while I was on my computer checking e-mail and responding to “important” work stuff. As I was sitting there fully immersed in…

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Backstage.

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Rifletterete un secondo di più prima di dire “Oh questo nokia della cozzata. Non riesco a vedere bene l’ascella di Magnini. Voglio un iphone. Brodi!”.

Ogni riferimento a A. Finizio è stato pensato a lungo.

Idioti improvvisati guerrieri.

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Cedo e riporto l’ultimo grugnito amplificato da facebook, se mai a qualcuno servisse un altro motivo per restarne alla larga. Era su una pagina dedicata alla difesa delle forze dell’ordine (Paolo Forlani è uno dei poliziotti condannati per l’omicidio). Ma la cronaca la lascio a chi di competenza qui, i commenti a un monologo scritto da Benni, e io -con permesso- vado a vomitare.


Ma i bastardi li vedo bene si, quelli sono ancora al loro posto pazzi di rabbia perchè per una volta li abbiamo smascherati, e non ce lo perdoneranno mai nei secoli dei secoli e allora è guerra, non farmi i tuoi discorsi miti, la mitezza è un privilegio grande ma il dolore la avvelena in un attimo, io esco da quella galera e la città è peggio che mai, la gente cade per terra, parla da sola, vomita e crepa e tutti passano e non hanno visto niente, e si affrettano a dare nuovi eleganti nomi alla loro corruzione, e ogni tanto parlano dell’uomo comune, ipocriti, l’uomo comune che vi piace è stupido e avido come voi, così lo vorreste, un vigliacco che può ammazzare per vigliaccheria, mentre loro ammazzano per necessità, per i loro divini soldi, Lucia, sono loro ora gli estremisti, violenti assassini estremisti dell’ideologia più ideologia del secolo, un’economia più sacra di una religione, più feroce di un esercito, ricordatelo bene con un brivido quando tutto salterà in aria, quando si oscurerà, malattia senza sintomi, caos di geroglifico incomprensibile e voi sempre più crudeli informati impotenti in mezzo alla strada, e chi raccoglierà i frammenti allora, gli oggetti, i rottami, magari ci fosse qualcuno, magari ci sarà davvero Lucia, questa è la speranza e intanto brucio e non c’è nesun patto da firmare nè col diavolo nè con la rassegnazione […] questo è un sentiero per comici spaventati guerrieri e io non voglio nè vincere nè perdere, solo che tu mi ricordi e dopo che mi anneghino nello zero di quelle medicine e mi chiamino come vogliono e tornino a raccontare le loro storie, non sono vere, manca metà, tu lo capisci cara, almeno tu e allora scendi per favore. 

dal Monologo di Lee – Comici spaventati guerrieri – S. Benni

Lo Stato delle emergenze.

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In coda alla cassa, dietro di me, una dolce signora anziana:
“Signorina, mi scusi, potrei passare? Compro solo il sale.”
“Ma certo!”
Fa avanzare, con fatica, un carrello colmo di pacchi di sale. La guardo basita, lei si giustifica:
“Basterà per tutto il marciapiede.”

Ed è subito “stato di emergenza”, aka “a-lupo-a-lupo”.
Più di moda dello “stato di emergenza” ormai sono rimaste le Timberland (ahimè) e l’ “insaputa”.

L’insaputa va forte.

Roba che te lo immagini proprio, Gianni Alemanno, su via del Corso. Colpito dalla bufera di neve mentre fischietta “Su di noi nemmeno una nuvola” e approfitta dei saldi da Calzedonia.
La colpa è dei Giuliacci.

Io, dopo i primi giorni di crisi e depressione da clausura, inizio ad abituarmi, e cerco di condividere il rovescio della medaglia via smartphone.
Ma i risultati sono scarsi.

From me to mia sorella:From mia sorella to me
Sì, va bene, abbiamo capito: a Ferrara nevica e la neve si posa su cose e persone.”

Search plus poetry

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All’attenzione di tutti ma soprattutto di M. Orelli. 

Qualcuno mi  ha parlato di Google+ come il primo fallimento di Google, e mi ha trovata in disaccordo.
Ad ottobre Steve Yegge (ingegnere di Google)  rese (erroneamente) pubbliche le proprie opinioni in merito: considera(va) Google+  un ripensamento patetico di Facebook. Sebbene le somiglianze con Facebook fossero palesi, non sono mai riuscita a credere che Google potesse fallire.

Infatti, è appena nato  Search plus your world, anticipato da questo -a mio parere bellissimo- video.

Già sperimentato negli USA, Search plus your world rivoluzionerà la ricerca su Google inserendo, oltre ai “classici” risultati del web, informazioni ottenute dalle cerchie dell’utente.

Inutile dirlo: polemiche in svendita (Twitter per primo). Si chiede il controllo dell’Antitrust.
Il giochetto sembra semplice: Big G. copia il social network e, siccome è Big G., tramite il motore di ricerca schiaccia la concorrenza.

A me, leggendo la notizia, è venuta in mente la sputtanatissima frase di T. S. Eliot:

Immature poets imitate; mature poets steal;

Che a leggerla così non ha molto senso, ma leggendo l’intero periodo se ne comprende la genialità:

One of the surest tests [of the superiority or inferiority of a poet] is the way in which a poet borrows. Immature poets imitate; mature poets steal; bad poets deface what they take, and good poets make it into something better, or at least something different. The good poet welds his theft into a whole of feeling which is unique, utterly different than that from which it is torn; the bad poet throws it into something which has no cohesion. A good poet will usually borrow from authors remote in time, or alien in language, or diverse in interest.

Credo che il buon Google abbia saldato il suo furto in un complesso di sensi che è unico, completamente diverso da ciò che fu avulso. Checchè ne pensi l’Antitrust, e checchè significhi avulso.

P.s. mi hanno chiesto se qualcuno mi paga per la pubblicità che faccio a Google. Ma finchè i loro video saranno così belli, non avrete scampo.

Stop Online Jimmy Wales’ Face

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Che la sua onnipresenza sia inquietante, è risaputo.
Ma ultimamente sono più intimorita dalla sua indole rivoluzionaria.

Il buon vecchio Jimmy sta pensando di oscurare en.wikipedia.org per qualche giorno (dopo averlo fatto con it. causandomi un trauma che difficilmente riuscirò a superare).

I motivi sono lo stop online piracy act (SOPA) ed il protect ip act (PIPA), dei quali il Congresso degli USA sta discutendo da mesi. Il nobilissimo scopo degli atti sarebbe quello di contrastare la pirateria, ma con misure ritenute inefficaci e limitanti l’innovazione  dai principali giganti dell’ICT.

E anche da Jimmy.
Le informazioni non sono chiarissime, le opinioni al solito catastrofiste e contrastanti. Ma forse a ragione.

Pare si richieda ai fornitori di servizi internet, di bloccare i siti web che violerebbero i diritti d’autore anche sulla base di semplici sospetti, o di rispondere legalmente di eventuali reati.
Un po’ come dire alla Vodafone di bloccare la sim di sospetti stalker, o di assumersi le responsabilità legali dell’eventuale stalking.
Geniale!

Inutile dire quanto possa essere rischioso per siti quali Facebook, Youtube e compagnia bella, che si basano sul file sharing.

In Svizzera invece, come ci faceva notare qualche giorno fa un brillantissimo scrittore eremita (qui), le posizioni del Consiglio sono più clementi e forse sincere.

Che non abbia ragione Eugene Kaspersky  – dal cognome decisamente esaustivo – ad essere preoccupato per i poteri che gli atti andrebbero a conferire alle autorità?

Se può servire, caro Jimmy, oscura pure. Ma oscura. E oscura anche occhioni tristi e messaggi strappalacrime.