Di rock, rivoluzioni e tempi dispari

Standard

Un tempo c’era il rock e c’erano le proteste giovanili. Il ’68, anno di grandi cambiamenti sociali, è stato intrecciato in modo indissolubile alla musica e al ritrovo di Woodstook. Era musica banale, per certi versi imbarazzante, ma tuttora conserva quell’energia e quella dirompenza che permette di identificarla a ragione con quel periodo storico. Tra l’altro è stata talmente grande da riuscire a svincolarsi ed essere non solo simbolo generazionale, tanto da diventare fruibile a sé.

Quindi c’era il rock e c’erano le proteste. Anzi, c’era il rock delle proteste!

Era, e chi ha vissuto quelle epoche lo sa, l’unica forma di aggregazione popolare. Non che tutti potessero permettersi di suonare, ma tutti potevano fermarsi e venerare i pochi dischi di vinile che circolavano come cimeli, potevano riunirsi nel nome della musica. E la musica, da che mondo e mondo porta idee, sopratutto quella musica… ed i giovani di allora si son fatti portatori di valori che han permesso di cambiare le cose. Di cambiare gran parte delle cose. L’hanno cambiato ciascuno a proprio modo, ma sempre con il rock accanto.
Certo c’era la droga che ha stroncato un sacco di vite, ma erano altri tempi quelli.

Il rock ha rappresentato la voce della rivoluzione, culturale ancor prima che storica, più che una semplice colonna sonora.

Oggi invece il grido del rock si è totalmente spento. Eppure con tutti i nuovi canali di diffusione dovrebbe essere quella che più doveva uscir fuori in questo periodo di nuove rivoluzioni. Io di Woodstock non ne vedo all’orizzonte, francamente data la bassa qualità della musica che gira non me la auspico neppure, non saprei chi potrebbe essere in grado di esprimere il dissenso, chi potrebbe accompagnare l’idea di un mondo migliore, magari un mondo che sia interessante e poco populista.

In questi anni, anni di reunion, sono stati pochi i prodotti davvero interessanti che son stati sfornati. Il pubblico è cambiato e dalle classifiche inesorabilmente finiscono fuori tutti, persino i colossi. Chi vi resiste lo fa solo a patto di sacrificare il proprio sound, oppure perché figlio di qualche fenomeno mediatico. Il resto è davvero poca roba!

E non mi stupisce affatto che Occupy ed Anonymous non abbiano bandiere musicali di sorta. Non mi stupisce, che salvo pochi casi sporadici, si facciano rivoluzioni mute. Forse il rock ha smesso di rappresentare queste istanze sociali che tanto lo hanno crescere ed affermarsi. Vedremo come e quanto saprà sopravvivere a questa rivoluzione che si sta innescando. In questo persino Alan Moore, a proposito di eccellenti cultori di rivoluzioni, nel suo V usa la musica classica come colonna sonora per la sua rivoluzione. Anzi la usa a mo di partitura per la distruzione, adoperando -a mio giudizio- una delle immagini più belle che siano mai state consegnate alla storia delle rivoluzioni.
Sicuramente, alla luce di quelle che sono le classifiche, mi sento di aver avuto un po’ ragione in riferimento a quanto scrivevo qui (di dj, suore e feste truzze), ma devo ammettere che stanno avendo vita facile; l’armata dei rocker è in pieno declino.

Annunci

Una risposta »

  1. Post amaro.
    Sii ottimista, l’armata dei rocker non è in declino: risale al 2006 la versione Pausini di “La mia banda suona il rock”.

    Ps. Il sistema operativo corregge “rocker” con “cocker”. Anche lui ha deposto le armi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...