Archivio mensile:gennaio 2012

27 Gennaio

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Oggi è la giornata della Memoria.
E’ una giornata che ho sempre snobbato, non per ciò che rappresenta, ma perché mi è sempre sembrata una cosa talmente ovvia che rimarcarla e ricordarla non ne avrebbe fatto acquistare di significato.

… oggi credo che invece non sia mai abbastanza.

Che possiate dedicare un pensiero, oggi e sempre, tutti indistintamente:

Tir-iamoci su

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Oggi c’è lo sciopero dei Tir. Eh vabbè, è un loro diritto e va bene così.

Potrei anche essere solidale.

Sabato volevo fare pasta salsiccia e zucchine, ma le zucchine non c’erano, perché i Tir -ed i forconi- erano già in agitazione. Eh, pazienza.

Ma poi quando al mio orecchio giunge la parola “treno-merci” oppure “rotaia”, beh allora lì mi sveglio e mi incazzo. Perché non è possibile che una categoria possa paralizzare l’italia così. Ed ovviamente non ce l’ho con la categoria, ma con chi ha permesso che divenisse così importante.
Vogliamo fare una cosa buona, una volta tanto? Eliminiamo i trasporti su gomma per più di 50 km, il resto tutto su rotaia. Certo, non quelle che ci ritroviamo…

Ciò detto, spero tanto che i miei fumetti venerdì arrivino, altrimenti, solidale un cazzo!

Parodia portami via, o Il trionfo di Talia

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(questo post è apparso anche sul Tonno che fuma)

Prosegue la serie delle “dissacrazioni poetiche”, sull’onda di Baci Perugina telematici.

MuloIl titolo di questo post, Parodia portami via, o Il trionfo di Talia è una citazione di gusto decisamente classicista: Talia, infatti, è la musa che viene associata alla commedia e alla satira. Non è un caso che Foscolo, memore della satira civile del Parini, lo citi nei Sepolcri come “sacerdote di Talia”.

Ecco spiegato quindi il riferimento del titolo. Lungi da me un paragone quantomai fuori luogo con il Parini e, in generale, con coloro che hanno portato la poesia a vette gloriose! Il riferimento a Talia è semmai una continuazione della “vis polemica” che ha animato Baci Perugina telematici: c’è sicuramente meno astio, anche se permane un (malcelato) intento dissacrante verso i celebratori della potenza sovrana dell’Io lirico in perenne priapismo emotivo. Anzi, basta fingere, siamo sinceri: pure io voglio annullare le differenze tra Io Tonno ed Io lirico!
Benvenuti nel mio anti-Parnaso, abelianamente scanzonato.

NARCISO
E tenendo uno specchio in mano:
Parlo bene l’Italiano
Vado a capo quando voglio
Sono un poeta.

MASSO
Masso inerte,
Spinge verso le porte,
Trovata la luce del giorno di porcellana
Sarà novella Atlantide,
Sommerso per l’eternità.
Libero è lo spirito
Quando cago come un mulo.

Search plus poetry

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All’attenzione di tutti ma soprattutto di M. Orelli. 

Qualcuno mi  ha parlato di Google+ come il primo fallimento di Google, e mi ha trovata in disaccordo.
Ad ottobre Steve Yegge (ingegnere di Google)  rese (erroneamente) pubbliche le proprie opinioni in merito: considera(va) Google+  un ripensamento patetico di Facebook. Sebbene le somiglianze con Facebook fossero palesi, non sono mai riuscita a credere che Google potesse fallire.

Infatti, è appena nato  Search plus your world, anticipato da questo -a mio parere bellissimo- video.

Già sperimentato negli USA, Search plus your world rivoluzionerà la ricerca su Google inserendo, oltre ai “classici” risultati del web, informazioni ottenute dalle cerchie dell’utente.

Inutile dirlo: polemiche in svendita (Twitter per primo). Si chiede il controllo dell’Antitrust.
Il giochetto sembra semplice: Big G. copia il social network e, siccome è Big G., tramite il motore di ricerca schiaccia la concorrenza.

A me, leggendo la notizia, è venuta in mente la sputtanatissima frase di T. S. Eliot:

Immature poets imitate; mature poets steal;

Che a leggerla così non ha molto senso, ma leggendo l’intero periodo se ne comprende la genialità:

One of the surest tests [of the superiority or inferiority of a poet] is the way in which a poet borrows. Immature poets imitate; mature poets steal; bad poets deface what they take, and good poets make it into something better, or at least something different. The good poet welds his theft into a whole of feeling which is unique, utterly different than that from which it is torn; the bad poet throws it into something which has no cohesion. A good poet will usually borrow from authors remote in time, or alien in language, or diverse in interest.

Credo che il buon Google abbia saldato il suo furto in un complesso di sensi che è unico, completamente diverso da ciò che fu avulso. Checchè ne pensi l’Antitrust, e checchè significhi avulso.

P.s. mi hanno chiesto se qualcuno mi paga per la pubblicità che faccio a Google. Ma finchè i loro video saranno così belli, non avrete scampo.

Di rock, rivoluzioni e tempi dispari

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Un tempo c’era il rock e c’erano le proteste giovanili. Il ’68, anno di grandi cambiamenti sociali, è stato intrecciato in modo indissolubile alla musica e al ritrovo di Woodstook. Era musica banale, per certi versi imbarazzante, ma tuttora conserva quell’energia e quella dirompenza che permette di identificarla a ragione con quel periodo storico. Tra l’altro è stata talmente grande da riuscire a svincolarsi ed essere non solo simbolo generazionale, tanto da diventare fruibile a sé.

Quindi c’era il rock e c’erano le proteste. Anzi, c’era il rock delle proteste!

Era, e chi ha vissuto quelle epoche lo sa, l’unica forma di aggregazione popolare. Non che tutti potessero permettersi di suonare, ma tutti potevano fermarsi e venerare i pochi dischi di vinile che circolavano come cimeli, potevano riunirsi nel nome della musica. E la musica, da che mondo e mondo porta idee, sopratutto quella musica… ed i giovani di allora si son fatti portatori di valori che han permesso di cambiare le cose. Di cambiare gran parte delle cose. L’hanno cambiato ciascuno a proprio modo, ma sempre con il rock accanto.
Certo c’era la droga che ha stroncato un sacco di vite, ma erano altri tempi quelli.

Il rock ha rappresentato la voce della rivoluzione, culturale ancor prima che storica, più che una semplice colonna sonora.

Oggi invece il grido del rock si è totalmente spento. Eppure con tutti i nuovi canali di diffusione dovrebbe essere quella che più doveva uscir fuori in questo periodo di nuove rivoluzioni. Io di Woodstock non ne vedo all’orizzonte, francamente data la bassa qualità della musica che gira non me la auspico neppure, non saprei chi potrebbe essere in grado di esprimere il dissenso, chi potrebbe accompagnare l’idea di un mondo migliore, magari un mondo che sia interessante e poco populista.

In questi anni, anni di reunion, sono stati pochi i prodotti davvero interessanti che son stati sfornati. Il pubblico è cambiato e dalle classifiche inesorabilmente finiscono fuori tutti, persino i colossi. Chi vi resiste lo fa solo a patto di sacrificare il proprio sound, oppure perché figlio di qualche fenomeno mediatico. Il resto è davvero poca roba!

E non mi stupisce affatto che Occupy ed Anonymous non abbiano bandiere musicali di sorta. Non mi stupisce, che salvo pochi casi sporadici, si facciano rivoluzioni mute. Forse il rock ha smesso di rappresentare queste istanze sociali che tanto lo hanno crescere ed affermarsi. Vedremo come e quanto saprà sopravvivere a questa rivoluzione che si sta innescando. In questo persino Alan Moore, a proposito di eccellenti cultori di rivoluzioni, nel suo V usa la musica classica come colonna sonora per la sua rivoluzione. Anzi la usa a mo di partitura per la distruzione, adoperando -a mio giudizio- una delle immagini più belle che siano mai state consegnate alla storia delle rivoluzioni.
Sicuramente, alla luce di quelle che sono le classifiche, mi sento di aver avuto un po’ ragione in riferimento a quanto scrivevo qui (di dj, suore e feste truzze), ma devo ammettere che stanno avendo vita facile; l’armata dei rocker è in pieno declino.