Ipnosi regressiva

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Stasera vorrei parlare di ipnosi regressiva. Per chi non lo sapesse, cito la sempre informata Wikipedia cosa dice sull’argomento:

“L’ipnosi regressiva, secondo i sostenitori, è una metodologia utile, nel contesto di una psicoterapia, per far riaffiorare dall’inconscio ricordi, eventi o traumi che influenzano la vita presente di un paziente provocando dei problemi psicologici. Il termine “regressiva” sta a indicare che con questa pratica si cerca di stimolare, in un soggetto in trance, la capacità di ritornare indietro nel tempo ricordando esperienze rimosse. Durante la rievocazione intraipnotica il paziente può comunicare contenuti riferibili a presunte vite precedenti. Secondo il parere prevalente di molti scienziati, ciò è attribuibile ad immaginazione, falsi ricordi, suggestione e condizionamento da parte del conduttore che favorirebbe l’emersione nel soggetto di criptomnesie e confabulazioni. Di parere opposto sono invece altri ricercatori quali Raymond Moody, Brian Weiss, Ian Stevenson, Angelo Bona che nella loro pratica clinica affermano di avere riscontrato, durante le regressioni ipnotiche, l’emersione di contenuti riferibili a presunte vite precedenti. Le più antiche pratiche di regressione a vite precedenti compaiono nelle Upanisad, risalenti al 900 a.C. Patanjali, vissuto probabilmente tra il IX e il IV sec. a.C. e ritenuto il maggior esponente del Raja Yoga, negli Yogasutra definisce la regressione pratiprasavah (riassorbimento, nascita a ritroso). Secondo la scuola di pensiero a lui ispirata la regressione a vite precedenti sarebbe in grado di eliminare il karma accumulato nei samskara (impressioni coscienziali) durante esistenze precedenti.”

In pratica serve a rivivere per poco la vita precedente, nel caso in cui esistesse la reincarnazione della nostra coscienza.

Stasera sotto la guida del buon Michele Ierniero, ho provato a farmi ipnotizzare.

Con la sua voce baritonale e dotata di una calma tibetana, Michele mi ha sicuramente rilassato all’inverosimile, con una serie di “ordini” che mi imponeva. Il giochetto è durato un venti minuti, finchè non è arrivato il momento clou.

Mi sono ritrovato in un prato verde, davanti ad una casa coloniale in legno, bellissima, che all’Umberto Nobile del 20111 è sembrata abbastanza antica, ma l’”io” regressivo la vedeva come se fosse nuova. Entro, sempre guidato dalla voce di Michele, è all’inizio giro per la casa, bella, bellissima. Poi da un angolo appare una bambina, mi fissa. Vedo com’è vestita, un vestito rosso, con dei fiorellini bianchi. Ha dei capelli castano chiaro, lunghissimi, con due trecce ai lati. All’inizio non parla, mi guarda, con aria seriosa. Michele mi dice di chiederle come si chiama. Eseguo e la risposta è Janet. Poi le chiedo “Chi sono?” e lei con aria decisa risponde “Papà”. Le chiedo se è felice di vedermi e la risposta è affermativa, senza nemmeno pensarci. All’improvviso mi salta addosso, la prendo in braccio e ridiamo.

Usciamo fuori e ci ritroviamo nel prato verde, immenso. Le chiedo dove siamo, e mi risponde “Nel Tennessee”, uno stato anonimo degli Stati Uniti, con capitale Nashville. In effetti i paesaggi nel Tennessee sono molto simili a quelli descritti da me a Michele, ma comunque rimangono paesaggi molto comuni. Appaiono due cavalli, marroni, elegantissimi, che mangiano. La bimba corre verso di loro e mi chiama, perché vuole salire su uno di loro. Saliamo, ma il cavallo continua tranquillamente a brucare l’erba.

Vedo tante montagne in lontananza, e una casa, lontana, molto. Scendo e salgo sul tetto della casa, perché vicino ad un mulino c’è una scala che vi ci porta. Da lì inizio a parlare con la bambina. Le chiedo come si chiama papà, e lei, con mio sommo stupore risponde “Jack, Jack London”. Mi viene automaticamente da sorridere, e le chiedo, su consiglio di Michele, che mestiere facessi. La bambina candidamente risponde “Scrivi tante cose, per gli altri”.

A quel punto, seguendo la procedura dell’ipnosi regressiva, Michele mi dice di andare agli ultimi istanti della mia vita. Mi vedo in terza persona, in un letto, vecchio, molto. Capelli stempiati, ma abbastanza lunghi. Barba lunga, bianca. Vicino al letto una candela e una signora attorno sulla quarantina, che mi guarda, ma non con aria affranta. All’improvviso fisso la candela, che lentamente si spegne. Sono morto.
Mi sveglio e finisce il giochino.

Mi fondo al computer per vedere se Jack London, noto scrittore americano, avesse una vita di nome Janet e viveva nel Tennessee. Jack London nasce e vive in California, con qualche parentesi in Ohio. Muore a quarant’anni, mentre io mi vedevo vecchio sul letto di morte. E notizie di figlie, non ne trovo.

Ovviamente, non è esistito un Jack London nella storia dell’umanità, e “scrivere tante cose, per gli altri” non vuol dire necessariamente scrivere libri.
Comunque sia, è stata una mezz’ora ‘diversa’, molto interessante e curiosa.
Finisco citando Wikipedia, perché alla fine è la verità quello a cui tutti noi bramiamo:

“’Ipnosi regressiva è considerata dalla maggior parte dei medici e più in generale dalla comunità scientifica una procedura metodologica pseudoscientifica che crea dei falsi ricordi. La critica afferma che la fonte dei ricordi, presentati come frutto di vite passate, siano racconti creati dal subconscio influenzato dalle informazioni e dai suggerimenti forniti dal terapeuta. I ricordi creati sotto ipnosi non sono distinguibili dai reali ricordi e possono apparire più vivi di quelli reali.”

Jack London lo conoscevo principalmente perché era lo scrittore preferito del protagonista di ‘Into The Wild’, Christopher Johnson McCandless. Non per altro.

‘Jack London regna’ Alexander Supertramp

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