I viaggi del buon mistake

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Ecco un nuovo capitolo della saga de “I viaggi del buon mistake”.

Questa volta indianaKia non c’entra.

Sceso alla volta della fatiscente stazione cittadina – perché sì, abbiamo ancora una stazione – con un amico che chiameremo Sancio Panza, aspettiamo il treno delle FS che ci doveva portare a destinazione.
Scenario: Stazione di Venosa. Erba alta. Sole e nessun punto d’ombra.
Orario di arrivo in stazione: 9.05
Orario previsto treno: 9.07
Orario arrivo treno: NP

Aspettiamo, io e Sancio, di scorgere il nostro destriero ma nulla. Se non che, i nostri salvatori, due tecnici delle fs che li riconosci perché vanno in giro sempre col giubbotto arancione anche quando non servirebbe, ci avvisano, mentre ci stiamo oramai sciogliendo, che sarebbe arrivato un autobus sostitutivo e che se fossimo rimasti lì non l’avremmo visto.

E così dopo circa 15 minuti, oltre l’attesa iniziale, arriva il prode pullman. Uno dei pullman da gita, fresco. Per me e Sancio.

L’autista si presenta in maniera simpatica e ci mette della musica Reggae. Certo, siamo sempre un passo sotto Moretti – come vi ho raccontato- ma certamente meglio della Sita.

E così partiamo alla volta di Palazzo. Il nostro prode autista scorge da lontano la stazione, di spalle, afosa, ci passa vicino e non si ferma, perché secondo lui: “non ci sarà nessuno!”. Anche l’autista veggente per me e Sancio.

E così ci dirigiamo in direzione Spinazzola. Il problema è che più viaggiamo, più capisco perché l’autista mette il reggae. Più capisco cosa lui ed il reggae hanno in comune. Spinazzola tranquillamente superata ci dirigiamo alla volta di Poggiorsini.

Scenari meravigliosi, la Murgia che si inizia a colorare attorno a noi, bei colli e tanto verde. E il reggae. Ma di quel reggae che pure Mr. Marley si sarebbe sfraganato le palle. E considerate che io c’ho l’allenamento di mio fratello.
Evidentemente deve averle capito pur l’autista che fermatosi a Poggiorsini caccia fuori una valigetta. Io già me lo vedo serial-killer o chimico di laboratorio che per pagarsi l’affitto guida i pullman… ed invece no. Tira fuori un Vasco d’annata. E tra Poggiorsini e Gravina di Puglia, tra due curve che nemmeno Valentino Rossi d’annata che insegue Stoner e si infila tra Pedrosa e Lorenzo, ci delizia con una sentitissima Albachiara ed una struggente Ogni volta.
Il resto del repertorio non lo conosco, perdonatemi!

A Gravina, Sancio tira un sospiro di sollievo, è arrivato. E’ intero. Un po’ in ritardo, ma tanto lo sarebbe stato ugualmente con il treno.

Rimaniamo io e il mio prode autista. Ah già, rimaniamo io, il mio prode autista e Vasco Rossi.

Il tratto Gravina – Altamura, se non fosse che ad ogni bivio Altamura – Ruvo di P. prendeva sempre Ruvo di P. è andato piuttosto bene.
Devo però ringraziare congiunzioni astrali che hanno permesso di non incontrare traffico nella strada a mezza carreggiata che ha scelto per me il mio prode. Di quelle che se un tipo grasso passa con una bicicletta si incastra.

Arrivo, non so come, non so se intero, ad Altamura.
Mi avvicino al mio prode, oramai soli, anche Vasco è andato via, e gli chiedo: “Ma i soldi del biglietto li do a te?”.

Lui mi sorride.

Mi dice qualcosa in un italiano che non capisco. Non so nemmeno se era italiano.

Però mi sorride e mi dice: “Va”

E gli sorrido. E scappo!

Dopo questo, anche il treno delle Fal è sembrato una MSC Crociera!

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