Archivio mensile:luglio 2011

Candelina

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… e siamo arrivati ad uno: con qualche corista in più e qualcuno di meno!

Con chi è venuto per un po’ e poi è partito, con chi ha avuto crisi di identità e con chi ogni tanto ha cannato qualche nota. Ma i cori son così, alle volte arrancano.

Dopo un anno cambiamo un po’. Ovviamente solo l’aspetto esteriore, ché cazzoni eravamo e cazzoni rimarremo. Di fumetti e di matematica si parlerà, di tecnologia con la dott. Ultra e di germanico con il Tonno che Fuma che attualmente fuma in Crucconia. Puntino si conta le punte e si gode la Vacanza e Nightcrawler sarà impegnato per il resto del mese. Ne son sicuro!

Perciò Auguri gruppo abeliano; E … nonostante rutto… siamo ancora qui!

Sì, io sono lettore!

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Una volta, quando andavo al liceo, avevo coniato una frase. Diceva qualcosa tipo:

L’intelligenza finisce lì dove inizia una carica istituzionale.

La questione è semplice. Hanno fatto una legge stupida che fissa il tetto sugli sconti (click). L’hanno approvata perché secondo loro tutela gli editori. Tutelano cioè quelle persone che stampano carta che qualcuno dovrebbe leggere.

Il problema però è che chi legge è oramai peggio del panda ascolano. E’ una razza in via d’estinzione. Ed allora per incentivare la lettura si alzano i prezzi.
Un po’ come quando per incentivare la FIAT misero la panda a 25.000 Euro, no? Perché pagandola di più si tutelano i concessionari che non è che vendano benissimo.

Sono arrabbiato e moltissimo. Inoltre sono fermamente convinto che questa legge non serva niente. anzi servirà a far comprare meno libri a chi li comprava, quei pochi che li compravano, non incentiverà niente e nessuno.

Ah, ma forse si voleva aiutare qualche parlamentare a guadagnare di più e a dire ad Amazon che ha fatto benissimo a venire in Italia per ultima, perché tanto il nostro è un mercato stupido: mica ci si mangia con la divina commedia!

Per non parlare di pirateria ed autoproduzione. Non la finirei più, magari ci ritorno su!

I viaggi del buon mistake: aggiornamento

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Non contento dell’altra volta, ho deciso che dovevo rivivere l’avventura.

E, anche se Sancio questa volta non c’era, l’autista era sempre lo stesso.
Mi ha anche sorriso appena mi ha visto!

Che poi, questi autobus, alla fine son gratis!

I viaggi del buon mistake

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Ecco un nuovo capitolo della saga de “I viaggi del buon mistake”.

Questa volta indianaKia non c’entra.

Sceso alla volta della fatiscente stazione cittadina – perché sì, abbiamo ancora una stazione – con un amico che chiameremo Sancio Panza, aspettiamo il treno delle FS che ci doveva portare a destinazione.
Scenario: Stazione di Venosa. Erba alta. Sole e nessun punto d’ombra.
Orario di arrivo in stazione: 9.05
Orario previsto treno: 9.07
Orario arrivo treno: NP

Aspettiamo, io e Sancio, di scorgere il nostro destriero ma nulla. Se non che, i nostri salvatori, due tecnici delle fs che li riconosci perché vanno in giro sempre col giubbotto arancione anche quando non servirebbe, ci avvisano, mentre ci stiamo oramai sciogliendo, che sarebbe arrivato un autobus sostitutivo e che se fossimo rimasti lì non l’avremmo visto.

E così dopo circa 15 minuti, oltre l’attesa iniziale, arriva il prode pullman. Uno dei pullman da gita, fresco. Per me e Sancio.

L’autista si presenta in maniera simpatica e ci mette della musica Reggae. Certo, siamo sempre un passo sotto Moretti – come vi ho raccontato- ma certamente meglio della Sita.

E così partiamo alla volta di Palazzo. Il nostro prode autista scorge da lontano la stazione, di spalle, afosa, ci passa vicino e non si ferma, perché secondo lui: “non ci sarà nessuno!”. Anche l’autista veggente per me e Sancio.

E così ci dirigiamo in direzione Spinazzola. Il problema è che più viaggiamo, più capisco perché l’autista mette il reggae. Più capisco cosa lui ed il reggae hanno in comune. Spinazzola tranquillamente superata ci dirigiamo alla volta di Poggiorsini.

Scenari meravigliosi, la Murgia che si inizia a colorare attorno a noi, bei colli e tanto verde. E il reggae. Ma di quel reggae che pure Mr. Marley si sarebbe sfraganato le palle. E considerate che io c’ho l’allenamento di mio fratello.
Evidentemente deve averle capito pur l’autista che fermatosi a Poggiorsini caccia fuori una valigetta. Io già me lo vedo serial-killer o chimico di laboratorio che per pagarsi l’affitto guida i pullman… ed invece no. Tira fuori un Vasco d’annata. E tra Poggiorsini e Gravina di Puglia, tra due curve che nemmeno Valentino Rossi d’annata che insegue Stoner e si infila tra Pedrosa e Lorenzo, ci delizia con una sentitissima Albachiara ed una struggente Ogni volta.
Il resto del repertorio non lo conosco, perdonatemi!

A Gravina, Sancio tira un sospiro di sollievo, è arrivato. E’ intero. Un po’ in ritardo, ma tanto lo sarebbe stato ugualmente con il treno.

Rimaniamo io e il mio prode autista. Ah già, rimaniamo io, il mio prode autista e Vasco Rossi.

Il tratto Gravina – Altamura, se non fosse che ad ogni bivio Altamura – Ruvo di P. prendeva sempre Ruvo di P. è andato piuttosto bene.
Devo però ringraziare congiunzioni astrali che hanno permesso di non incontrare traffico nella strada a mezza carreggiata che ha scelto per me il mio prode. Di quelle che se un tipo grasso passa con una bicicletta si incastra.

Arrivo, non so come, non so se intero, ad Altamura.
Mi avvicino al mio prode, oramai soli, anche Vasco è andato via, e gli chiedo: “Ma i soldi del biglietto li do a te?”.

Lui mi sorride.

Mi dice qualcosa in un italiano che non capisco. Non so nemmeno se era italiano.

Però mi sorride e mi dice: “Va”

E gli sorrido. E scappo!

Dopo questo, anche il treno delle Fal è sembrato una MSC Crociera!

PP

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La tecnologia è sempre un passo avanti a tutti, anche agli uomini che la programmano. E’ più divergente di una serie geometrica di ragione maggiore di 1.

…e mentre in questi giorni google+ sta spopolando, mentre in questi giorni stiamo provando google+ ed aspettiamo da ultra una recensione del mezzo -infondo chi meglio di lei che è una telecomunitrice perfetta- nel mio collegamento quotidiano ho scoperto che in Svizzera è nato il partito anti-power point.

Anche io come loro credo che il mondo senza il powerpoint sarebbe -anche di poco- migliore.
Anche io come loro credo che non sia possibile fare una lezione di matematica con le slide.
Anche io come loro credo che non sia possibile insegnare la matematica e la geometria proiettiva agli architetti con il powerpoint
Anche io come loro credo che le lezioni di informatica al powerpoint siano l’undicesima piaga.
Anche io come loro sono stanco di dovermi destreggiare tra gli appunti scritti su powerpoint.
Anche io come loro credo sia uno strumento inutile che aiuta i bimbominkia a fare presentazioni stupide, al pari di certi video su canzoni di youtube con i cuoricini ed immagini emo.
Anche io come loro sono stanco di dover, ogni volta che installo open (o libre) office deselezionare tutto quello che non è word ed excel.

Ora vi prego, se trovate altri motivi per i quali vivere senza Power Point vi renderebbe felici, fatemelo sapere che prontamente li aggiungerò a quest’elenco!

F. Dürrenmatt, M. Frisch: “Corrispondenza”

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(questo posto è uscito, con piccole modifiche, su Il Tonno che fuma)

Corrispondenza  raccoglie il carteggio epistolare tra i due numi tutelari della letteratura svizzera contemporanea, Friedrich Dürrenmatt e Max Frisch, corredato da un bellissimo apparato critico a cura di Peter Rüedi (edizioni Casagrande).

Questo libro colma, almeno parzialmente, una lacuna nel mercato editoriale italiano: almeno che io sappia, non esistono monografie in italiano su questi autori. Non mancano i saggi che focalizzano singoli aspetti della loro produzione, anzi, direi che esistono degli esempi veramente edificanti, come alcuni saggi delle raccolte Il romanzo tedesco del novecento, a cura di Cesare Cases (uno dei numi tutelari della germanistica italiana) e Costruir su macerie di Maurizio Pirro (studioso molto più giovane, ma di solidissima preparazione e di raffinata caratura). Mancano però contributi che ritraggano a tutto tondo i due “numi tutelari” della letteratura elvetica del novecento e che uniscano ai meri dati biografici un solido inquadramento nell’ambito della cultura svizzera e tedesca in generale.

Bisogna essere sinceri. L’epistolario di Frisch e Dürrenmatt soffre di due grandi difetti: dimensioni ristrette e alternanza di periodi di contatti frequenti ad altri, a volte molto lunghi, di silenzio. Questo costringe spesso a leggere tra le righe, ad interpretare lettere a volte talmente stringate da non riuscire a capire di che cosa si stia parlando. Peter Rüedi, il curatore, ci aiuta da una parte tramite una tavola sinottica che mostra in parallelo vita ed opere di Frisch e Dürrenmatt, dall’altra con un apparato di note molto preciso, ricco di puntuali riferimenti sia ai corpus creativi che alla ricezione da parte della critica.

Il vero punto di forza dell’apparato di Rüedi è però un saggio introduttivo che, a parte qualche piccola prolissità, è di eccellente fattura. In sintesi, questa lunga prefazione demolisce il luogo comune che voleva Frisch e Dürrenmatt come un’entità indivisibile,  un equivoco – nato in Germania e poi diffusosi a macchia d’olio – opera di critici che accorpavano senza tanti riguardi i due personaggi, indicandoli come unici personaggi degni di nota nella realtà culturale svizzera; una Svizzera percepita da molti come provinciale, isolata, sterile: Schweiz als Gefängnis, la Svizzera come prigione, ebbe modo di dire lo stesso Dürrenmatt in un suo celebre discorso tenuto poco prima di morire.

Se è vero che Frisch e Dürrenmatt erano accomunati, oltre che da stima reciproca, anche da una comune insofferenza per la Svizzera contemporanea – che, risparmiata dalla seconda guerra mondiale era sostanzialmente rimasta fuori dal procedere storico, perdendo una grande occasione per costruire una forte identità nazionale – , è anche vero che il loro rapporto fu costellato di innumerevoli alti e bassi. L’amicizia tra queste due grandi personalità è stata segnata da innumerevoli incomprensioni, da provocazioni più o meno aperte, da una competizione non sempre sana in cui giocavano un ruolo non secondario molte istituzioni culturali svizzere (penso ai teatri stabili di Zurigo, primi anni ’50, e Basilea, fine degli anni ’60) e cui molti intellettuali tedeschi assistevano in qualità di spettatori non sempre entusiasti e schierati apertamente da una delle due parti (mi viene in mente Uwe Johnson, che intrattenne una lunga corrispondenza epistolare con Frisch e non mancò di segnalare all’amico l’insensatezza delle varie querelle con Dürrenmatt).

Rüedi, forte di una conoscenza capillare di Dürrenmatt e di una dichiaratamente meno forte, ma comunque significativa, di Frisch, racconta questa serie di eventi collocandoli nella scena culturale svizzera del dopoguerra e facendo emergere due ritratti molto diversi, che fanno effettivamente a pugni con l’immagine del “binomio di ferro” e della perfetta consonanza tra Frisch e Dürrenmatt: lucido e distaccato il primo, forse più geniale ma intimamente più tormentato il secondo. Tutto l’apparato, comunque, è teso a demolire il luogo comune di un’amicizia di ferro. Io e Dürrenmatt siamo condannati ad essere amici, confessò Frisch in un’intervista televisiva del 1961 rilasciata a Corinne Pulver: forse già sentiva il peso degli attriti e presagiva la fine che sarebbe arrivata venticinque anni dopo, con una commovente lettera da parte di Dürrenmatt che chiude la raccolta di cui vi ho appena parlato.

In conclusione, se siete interessati alla letteratura tedesca contemporanea fate un salto su BOL o IBS e comprate questo libro. Vedrete che saranno soldi ben spesi.