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Nella rete non c’è notte e non c’è giorno, non c’è alto e non c’è basso, non c’è corpo e non c’è calligrafia, c’è solo il bit, che viaggia e che prende la forma che gli vogliamo dare.
Jovanotti, Il Grande Boh!, 1998

La bellezza di internet, la sua proverbiale anarchia, è frutto del divario rispetto agli altri media, alla sua continua innovazione, alla crescente facilità di accesso. La difficoltà nel controllare la divulgazione di informazioni, nel proporre leggi che la governino e nel farle rispettare, gli dona un velo di indomabilità che affascina incondizionatamente.

Internet è rivoluzione, ma nel senso meno filosofico del termine.

È stato lo strumento di rivoluzione del popolo egiziano contro il regime di Mubarak, il più famoso tra gli pseudo-parenti delle squillo di lusso. Dal 3 Agosto Mubarak sarà processato, accusato di essere il mandante di morti e feriti tra i manifestanti,  di essersi arricchito illegalmente,  di aver abusato del suo potere.

Ma un’altra accusa pende sullo zio di Ruby Rubacuori: il black-out forzato di internet durante la rivoluzione. Lo scopo era fare oltrepassare il confine egiziano solo ad informazioni opportunamente filtrate dai media controllati. Youtube, facebook, twitter, e tutte le applicazioni più popolari del web permettevano ai manifestanti di informare in tempo reale CHIUNQUE nel MONDO avesse accesso ad internet, sulle condizioni effettive dell’Egitto. Il black-out costerà a Mubarak 30 milioni di dollari. Un cyber crimine (così è stato definito) che ha ben poco di cyber, e molto di crimine.

Nel frattempo, a Modica,  è stato condannato Carlo Ruta, per stampa clandestina.

Chiunque intraprenda la pubblicazione di un giornale o altro periodico senza che sia stata eseguita la registrazione prescritta dall’art. 5, è punito con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a lire 500.000.
La stessa pena si applica a chiunque pubblica uno stampato non periodico, dal quale non risulti il nome dell’editore né quello dello stampatore o nel quale questi siano indicati in modo non conforme al vero.

Niente di eclatante se non fosse per un piccolo particolare: Carlo Ruta è un blogger. Scriveva su accadeinsicilia.net di mafia e politica, prima che il sito fosse oscurato. Accadeinsicilia.net , si è dichiarato, non era stato registrato presso il tribunale competente.

Io, questo confine imbizzarrito tra virtuale e reale proprio non lo capisco. Se il blog, quando fa comodo, è di carta, o rappresenta comunque un’agenzia di stampa, allora pretendo i finanziamenti pubblici all’editoria per gruppoabeliano!

Dal 2009 si vocifera dell’assegnazione del Premio Nobel per la Pace proprio ad internet. Wikileaks, l’Egitto e tante altre vicende ne rendono palese il motivo.

Anche se il Nobel non dovesse arrivare , un grande risultato sarebbe raggiungere il quorum nel referendum del 12-13 Giugno.

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