Archivio mensile:giugno 2011

Referendum costituzionale per abolire gli esami a Luglio!

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Se c’è una cosa che odio, quella è il populismo. Quel provare ad esprimere concetti solo per guadagnarsi un facile consenso della plebaglia. Però quello che sto per scrivere è spudoratamente populista, anzi “studenti sta”, volendo coniare un neologismo. Vado quindi a prendermi la ragione di milioni di studenti di tutti il mondo.

Dopo il già citato populismo, un’altra cosa che odio sono gli esami a Luglio. Diciamocelo francamente, non c’entrano nulla con l’anno solare di una persona umana non ancora lavoratrice, senza figli e quindi senza particolari incombenze. Sono come il parmigiano sugli spaghetti coi pomodorini freschi: inutile, anzi dannoso!

Magari nei primi secoli del secondo millennio a Luglio faceva meno caldo, non so, ma ormai siamo nel 2011 dove a Luglio ci sono quasi 90° Fahrenheit (se state preparando un esame di Fisica ditemi quanti Celsius sono), sole pieno quasi 18 ore al giorno, piscine coi loro bar che iniziano a pestare menta e canna da zucchero per gustose caraffe di Mojito, mare aperto che inizia ad essere invaso da professori e studenti liceali.

Una piccola precisazione. Più che “studenti sta”, questo scritto è “universitarista”, perché non voglio avere il consenso di un maturando, che in 5 anni ha fatto la metà di due dei miei esami: non ci scassate il cazzo con questa maturità! Si può dire “cazzo” su questo blog?

Poi fino a 10 anni fa i nostri ormai ex-colleghi, e se lo sono ancora massimo rispetto per loro, non avevano a disposizione nemmeno internet, o meglio facebook. Eh si, facebook. Perché io voglio rimanere anche a casa, nonostante il caldo che trasuda dalle mie pareti e il Mojito che sta per essere servito, però poi mi esce quella F bianca a sfondo blu davanti e non resisto. E’ una droga, una fottuta droga legalizzata! La droga contro lo studio, le attività cerebrali più nobili e l’arte!

Ma io sono più forte anche della creazione di Zuckerberg,e spengo il pc. Non basta signori della corte. Perché giustamente tutti i musicisti, o presunti tali, ti piazzano le migliori date dei loro tour proprio a Luglio, proprio prima degli esami, come se a Maggio, quando nessuno fa una benemerita mazza non potessero strimpellare e percuotere i loro strumenti.

Vaffanculo. Non ho manco i soldi per vedervi, maledetti boicottatori della mia laurea! Quindi a Luglio finalmente posso studiare, ma solo negli anni dispari, perché altrimenti sono calamitato dal televisore e da tutte le partite dei mondiali o degli europei, e fortunatamente non seguo molto il tennis, altrimenti ero in piena Wimbledonmania!

Domattina quindi sveglia alle 9 perché si studia tutto il giorno, mentre qualcuno a bordo piscina si gusta il suo Mojito. Vabbè facciamo alle 11, perché vivo a Ferrara e c’è l’HighFoundation!

Aboliteli, almeno a Luglio! Per favore!

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Congratulescion Ultrawildband.

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Ieri dopo esser stata ricoperta di farina, uova, vino, acqua, erba e quant’altro anche lei ne ha preso consapevolezza.
La nostra cara Ultrawildband ha finito di giocare.
Si è laureata ieri con ben centodiecielode in Ingegneria delle Telecomunicazioni. 
Se adesso avete dei problemi con le Poste Italiane potete rivolgervi a lei.
 
Noi dal canto nostro le facciamo le nostre più sincere congratulazioni e le auguriamo di -leggi un messaggino a caso sul tuo telefono-.
 
 
Grande Ultra. 

Black Summer

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E’ da tempo che non riesco a scrivere di fumetti, pur avendone letti molti. E molti interessantissimi.

Quando ci si appassiona ai fumetti è piuttosto semplice cadere nella lettura dei supereroi. E’ facile, anche perché godono di una storia lunga e di distribuzione e presenza sul mercato notevole, dovuta anche al fatto che sono accessibili per mezzi collaterali. Penso al cinema, alla televisione, al merchandising in generale.
Anche io, pur non amando il genere – con le dovute eccezioni- ne ho lette molte di storie.

La parte interessante della storia di questi eroi senza macchia è che a cavallo tra gli ottanta ed i novanta i supereroi subirono una profonda rivoluzione ad opera di vari autori del Regno Unito. E penso a Frank Miller, Grant Morrison ma sopratutto a Alan Moore (l’autore di V per Vendetta) che con il suo WatchMen introdusse il fumetto sui supereroi. Parlare di Watchmen è impossibile. Basta solo dire che con questo fumetto la storia del medie svoltò ammodernandosi e diventando quello che è oggi.

Un fumetto – moderno- che rientra in questo genere di “revisionismo supereroistico” è Black Summer di Warren Ellis edito dalla Avatar Press e distribuito in Italia dall’ottima BD.

Black Summer è la storia di John Horus e delle Sette Pistole, gruppo di supereroi al servizio dello stato americano; eroi metropolitani che al servizio della nazione garantivano ordine e sicurezza.
Tutto questo prima… prima che John Horus uccidesse il presidente degli Usa. Ed è qui che inizia il fumetto. Ed è da qui che si inizia a giocare con il carattere dei supereroi, che rimangono tali anche quando non più coinvolti direttamente nell’azione sul campo. Come il caso di Tom vecchio membro del gruppo, dedito oramai solamente all’alcool e all’autodistruzione, in seguito all’assassinio della sua ragazza.
La pazzia dell’amico John Horus lo farà rientrare nel gruppo e lo costringerà ad intrecciare nuovamente rapporti con tutto ciò che la vita di un supereroe necessita.

Ovviamente, mi pare chiaro, parliamo di supereroi moderni. Non più caratteri senza macchia e distintivi per coraggio e moralità, ma uomini con spiccate capacità fisiche che si trovano a dover gestire un potere spesso al di là della loro capacità etica.

La prova alle matite di Juan J. Ryp è incredibilmente dettagliata ed azzeccata, tanto nella divisione in 9 vignette, quanto nelle pagine singole e nelle splash-page. Molto bello il tratto realistico ma sempre incredibilmente fumettistico. Colorazione particolarmente funzionale ai disegni che ne valorizza, pur senza esaltare, il tratto.

Ai testi troviamo un Ellis in formissima, che sceneggia in maniera brillante un soggetto pienamente originale. Quando non fa le marchette si vede e si apprezza sia nei dialoghi, sempre pungenti e pertinenti, sia nella gestione del ritmo. Certo la lettura non sempre è facile, dato il numero di richiami a pseudo-scienza e tecnologia, ma ne vale assolutamente la pena.

Mi sento di consigliarlo decisamente. Un pomeriggio decisamente intenso.
Certo, non il classico fumetto da portare sotto l’ombrellone.

Evgenij Zamjatin, “Noi”

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Tempo fa, con il buon Mistake, si parlava di romanzi distopici, di quei romanzi, in altre parole, che descrivono vere e proprie realtà da incubo: così come l’Utopia di Tommaso Moro dipinge una immaginaria realtà politica, sociale e culturale ideale, così i grandi romanzi distopici del novecento – penso a 1984 e alla Fattoria degli animali di Orwell, ai romanzi di Huxley, a Fahrenheit 451 di Bradbury – ci parlano di stati ugualmente non esistenti, che però risultano indesiderabili da ogni punto di vista: non è un caso che, oltre al termine “distopia”, si adoperi anche il più esplicito “cacotopia”, di area semantica affine, che etimologicamente denota un “brutto luogo”.
In ogni mercato editoriale esistono dei veri e propri prodotti dimenticati, libri scomparsi dalla circolazione per non aver avuto grande mercato: è il caso di un romanzo russo che viene accreditato da molti come il capostipite delle distopie letterarie del novecento, vale a dire “Noi” di Evgenij Zamjatin, autore sovietico che, dopo aver partecipato con entusiasmo alla Rivoluzione d’Ottobre e dopo un brillante esordio come scrittore, finì per diventare inviso alle gerarchie del PCUS (tant’è che “Noi” uscì dapprima all’estero, ovviamente in traduzione).
“Noi” fu pubblicato per la prima volta in Italia qualche decennio fa: lo tradusse Ettore Lo Gatto, illustre capostipite della slavistica italiana del secolo scorso. Per alterne vicende, “Noi” – che all’epoca, se non ricordo male, usciva per i tipi di Feltrinelli – non venne più stampato e sopravvisse in pochi esemplari, conservati perlopiù da ben fornite biblioteche universitarie. Pochi anni fa un piccolo editore milanese, Lupetti, ha avuto la brillante idea di “resuscitare” questo romanzo e di pubblicarlo in una nuova traduzione, inaugurando una collana di capolavori portati a nuova vita dall’emblematico titolo “I rimossi”.

Evgenij Zamjatin, "Noi"

La copertina del romanzo.

La società da incubo che Zamjatin ci mette davanti è altamente spersonalizzante: nello “Stato Unico”, immaginaria entità politica del futuro sorta dopo una guerra globale durata duecento anni, il singolo non esiste come individuo, ma solo come piccola parte di un tutto, lo “Stato Unico” appunto. In una realtà dominata dall’idea di una felicità definibile matematicamente, a costo dell’assoluto annichilimento della volontà e del sentire individuali, le persone sono identificate non con nomi e cognomi, ma con numeri, e il ruolo di ognuno è rigidamente stabilito dalle cosiddette “Tavole della Legge”, che altro non sono se non una rigida applicazione dei principi del taylorismo.
Di più non voglio anticipare. Se è vero che “Noi” non raggiunge probabilmente la felicità artistica, ad esempio, dei grandi lavori di Orwell, è comunque chiaro che ci troviamo davanti ad un meccanismo narrativo di qualità, che appassiona il lettore e che lo tiene costantemente inchiodato alla pagina, nonostante alcune piccole legnosità rinvenibili soprattutto nella figura del protagonista, narratore in prima persona che racconta sotto forma di diario la realtà in cui vive.
Peccato che l’editore Lupetti non goda di una distribuzione capillare sul territorio italiano: il suo catalogo, e quindi anche “Noi”, è comunque ordinabile su internet (www.lupetti.com).

Revolutionet

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Nella rete non c’è notte e non c’è giorno, non c’è alto e non c’è basso, non c’è corpo e non c’è calligrafia, c’è solo il bit, che viaggia e che prende la forma che gli vogliamo dare.
Jovanotti, Il Grande Boh!, 1998

La bellezza di internet, la sua proverbiale anarchia, è frutto del divario rispetto agli altri media, alla sua continua innovazione, alla crescente facilità di accesso. La difficoltà nel controllare la divulgazione di informazioni, nel proporre leggi che la governino e nel farle rispettare, gli dona un velo di indomabilità che affascina incondizionatamente.

Internet è rivoluzione, ma nel senso meno filosofico del termine.

È stato lo strumento di rivoluzione del popolo egiziano contro il regime di Mubarak, il più famoso tra gli pseudo-parenti delle squillo di lusso. Dal 3 Agosto Mubarak sarà processato, accusato di essere il mandante di morti e feriti tra i manifestanti,  di essersi arricchito illegalmente,  di aver abusato del suo potere.

Ma un’altra accusa pende sullo zio di Ruby Rubacuori: il black-out forzato di internet durante la rivoluzione. Lo scopo era fare oltrepassare il confine egiziano solo ad informazioni opportunamente filtrate dai media controllati. Youtube, facebook, twitter, e tutte le applicazioni più popolari del web permettevano ai manifestanti di informare in tempo reale CHIUNQUE nel MONDO avesse accesso ad internet, sulle condizioni effettive dell’Egitto. Il black-out costerà a Mubarak 30 milioni di dollari. Un cyber crimine (così è stato definito) che ha ben poco di cyber, e molto di crimine.

Nel frattempo, a Modica,  è stato condannato Carlo Ruta, per stampa clandestina.

Chiunque intraprenda la pubblicazione di un giornale o altro periodico senza che sia stata eseguita la registrazione prescritta dall’art. 5, è punito con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a lire 500.000.
La stessa pena si applica a chiunque pubblica uno stampato non periodico, dal quale non risulti il nome dell’editore né quello dello stampatore o nel quale questi siano indicati in modo non conforme al vero.

Niente di eclatante se non fosse per un piccolo particolare: Carlo Ruta è un blogger. Scriveva su accadeinsicilia.net di mafia e politica, prima che il sito fosse oscurato. Accadeinsicilia.net , si è dichiarato, non era stato registrato presso il tribunale competente.

Io, questo confine imbizzarrito tra virtuale e reale proprio non lo capisco. Se il blog, quando fa comodo, è di carta, o rappresenta comunque un’agenzia di stampa, allora pretendo i finanziamenti pubblici all’editoria per gruppoabeliano!

Dal 2009 si vocifera dell’assegnazione del Premio Nobel per la Pace proprio ad internet. Wikileaks, l’Egitto e tante altre vicende ne rendono palese il motivo.

Anche se il Nobel non dovesse arrivare , un grande risultato sarebbe raggiungere il quorum nel referendum del 12-13 Giugno.