Crystal balls on sales

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Non bastava l’improvvisa scoperta di Ofiuco, di cui parlava già Tolomeo, ad alimentare la convinzione di poter predire il futuro.
La Minnesota Planetarium Society, che ha battezzato il nuovo segno zodiacale del 2011, non poteva restare un caso isolato di megalomania. Et voilà il National Enquirer che, giornale ben noto per le minchiate che spara, si improvvisa divinità ed urla al mondo che a Steve Jobs restano sei settimane di vita.
Come consuetudine, le principali testate giornalistiche internazionali si sono divertite a giocare al telefono senza fili. Non mi sorprenderei se qualcuno fosse già andato a piangere sulla tomba inesistente di Jobs.

Basta scorrere qualche riga degli articoli per avvertire l’ affidabilità della fonte:

il medico Samuel Jacobson guarda una foto di Jobs fuori dal centro oncologico e, come fosse al bar, esordisce: «A giudicare dalle foto, Jobs è vicino alla fase terminale. Direi sei settimane».
Ma sì, regaliamo prognosi a spanne!
A giudicare dal commento, Dr. Jacobson, lei è vicino all’idiozia. Direi quattro centimetri e mezzo.  Io non so se Steve Jobs sarà vivo tra sei settimane, come non so se lo sarò io. Dr. Jacobson, le rivelo un segreto: non lo sa neanche lei. Il semplice motivo è la definizione stessa di prognosi:

Previsione del probabile percorso ed esito della malattia. Insomma, questione di buona, vecchia e cara statistica.

If a statistic falls in a reasonable part of the distribution, you
must not make the mistake of concluding that the null hypothesis is
“verified” or “proved”. That is the curse of statistics, that it can
never prove things, only disprove them!

In attesa che la SNAI dedichi un servizio apposito per scommettere sul tempo di vita di Steve Jobs,
vogliamo smetterla di basare casi internazionali su notizie completamente infondate?

Perchè finisce che, qualche giorno dopo, ti ritrovi il caro vecchio Steve che alza il calice ad un banchetto con Obama e le principali menti e tasche del web.
Che poi, invitata da Obama, seduta lì tra Carol Bartz (Yahoo) e Mark Zuckerberg (Facebook), di fronte a John Chambers (Cisco Systems)  e Dick Costolo (Twitter) con John Doerr (Kleiner Perkins Caufield & Byers)  che mi passa il sale,  mentre chiacchiero con John Hennessy (Stanford University) e Eric Schmidt (Google),  mentre Larry Ellison (Oracle) e  Reed Hastings (NetFlix) mi versano del vino e Art Levinson (Genentech) e  Steve Westly (Westly Group) preparano il caffè, io, sarei anche potuta morire.

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