Rollando rollando

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Mi pare financo impossibile: saranno due mesi che non riesco a prendere in mano la pipa o il sigaro. E si che sono il Tonno che fuma! Molte effigi mi ritraggono con una pipa in bocca, intento a tirare voluttuose boccate di un buon tabacco, magari mentre guardo con sguardo compiaciuto ma complessivamente disinteressato una simpatica sirena che staziona languida sugli scogli, ammiccando agli astanti.

Vi piacerebbe! E invece no, tiè, mi vedete seduto in poltrona mentre rollo compulsivamente qualche sigaretta.

Vengo dalla pipa, vengo da ambienti umidi e perciò mi piacciono tabacchi molto umidi. Che so, tipo il Golden Virginia verde. No Puntino, so già cos’hai pensato: non lo fumo con le cartine Bravo, quelle che fumi anche tu e che io trovo “cartose”, ma con le più trasparenti e leggere OCB nere.  Capirai, il fumo non sarà molto più buono, ma almeno la sigaretta non mi si incolla alle labbra come se avesse il Bostik.

A parte il fatto che si vede che non sono fatto per rollare le sigarette, ché ogni volta viene un aborto indicibile, ma proprio quella della sigaretta è una dimensione che non è mia. La sigaretta è veloce, compulsiva, fuori una dentro un’altra: gli italiani dicono che si fuma come un turco o come una ciminera, mentre i tedeschi dicono che si è fumatori a catena. Ecco, l’immagine del fumatore a catena non è la mia. Di solito fumo affondato nel divano e nei miei pensieri, magari sorseggiando una bella grappa Poli 50° e ascoltando una radio un po’ demodé che mi tiene fedelmente compagnia. Magari con la pipa che mi sono regalato per natale. No, quest’anno non ci riesco.

La pipa chiede attenzione e tempo. Quest’anno mancano l’uno e l’altro. La verità è che forse mi manca il terreno da sotto i piedi, mi ritrovo catapultato in sfide che sento mie fino ad un certo punto. E poi la pipa, che per me è più fedele di uno specchio, mi farebbe capire che sto attraversando un periodo nervoso: a modo suo, chiaro, spegnendosi di colpo, riaccendendosi e scaldando il fornello con inusitata violenza. E quindi ripiego sulle meno impegnative sigarette rollate a mano. Toh, pensa, perfino il mio vate Günter Grass se le rollava a mano in un qualche periodo della sua vita, mentre scriveva il Tamburo di Latta o Gatto e topo, ha pure scritto un racconto che si intitola Rollata a mano. Ma non ho bisogno di illustri predecessori per giustificarmi: ogni periodo ha i suoi piccoli vizi e le sigarette, nella loro caducità, sono il traslato di un periodo di instabilità.

Non riesco persino a leggere letteratura, proprio io che la letteratura la studio di mestiere. Ho bisogno di altro, sto incominciando a leggere narratologia di quella tosta e pian piano entro pure nel mondo della filosofia del linguaggio, pur a passi tardi e lenti. Diamine, dev’essere proprio una metamorfosi Se sto lasciando da parte i miei punti di riferimento germanistici per andare a leggere qualcosa di più ampio respiro, vuol dire che ho bisogno di nuovi strumenti. E se ho bisogno di nuovi strumenti, vuol dire che per il momento sono a secco di idee nuove. E se sono a secco di idee nuove, fumo cicche rollate a mano. E quindi, sigaretta rollata=bisogno di idee? Si, può essere.

Sicuramente le sigarette segnano i miei periodi di transizione, che sono instabili per definizione ma mi riempiono di progetti, appunti, benzina per andare avanti. La pipa invece domina nei momenti di stabilità, più solidi ma anche un po’ sonnolenti, fermi. È una dialettica continua: instabilità-stabilità, sigarette-pipa. Con tutto il bene che voglio alla pipa, ogni tanto ho voglia di sigarette.

Perché ho voglia di vivere fino in fondo anche la precarietà del mio cambiamento.

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Una risposta »

  1. Eppure io le bravo le preferisco .
    Sarà perchè nell’instabilità, nella precarietà nel fabbricare una sigaretta , nel stare lì a pensare “ma uscirà bene ? ” , ho sempre bisogno di una cartina che mi rassicuri , che mi dica ” non ti preoccupare : con me andrà tutto bene . ” .

    Comunque ho capito perchè fumo solo sigarette artigianali perchè il mio spirito è essenzialmente instabile .

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