immagini relative_immagini inquietanti

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Sarà che Milano è una città grigia.sarà.eppure è proprio in questa fredda e livida eleganza che si dispiega il suo fascino.il contrasto tra cielo PANTONE 431 e il marmo rosa del duomo, il colorato mercato di senigallia, le mille sfumature delle pelli che popolano le strade e si destreggiano vorticosamente tra tram arancio,metro rosse e bus verdi. Milano sarà anche grigia quindi,ma non altrettanto l’animo delle persone.

Nei pomeriggi di camini fumanti e gatti che sonnecchiano pigramente sulle poltrone, la città e chi la popola si risvegliano. Ognuno si dedica ad una diversa attività, ognuno trova qualcosa da fare; insomma le case vengono lasciate deserte (gatti e mobili a parte) e si affollano altri luoghi.

Anche la sottoscritta decide di impegnare il suo grigio sabato pomeriggio in un’attività di diverso colore, una mostra fotografica, precisamente. Il telefono di Renata squilla e la mia voce la convince ad affiancarmi nell’impresa. Dopo qualche ora, 7 fermate di una metro verde e una voce metallizzata che recita:”Cadorna, fermata Cadorna” eccoci davanti all’opera di Muzio.

Il bianco ingresso ci accoglie e seguendo le venature del pavimento di marmo, giungiamo alla biglietteria:

” 2 biglietti per ‘immagini inquietanti’, per favore”

il rumore della stampante laser risuona nell’atrio ed i ticket si adagiano sul palmo dalla biforcuta linea della felicità.

Li stringo. respiro.mi volto.ho appena il tempo di notare che anche la locandina della mostra è grigia, come il tempo e il marmo, e una tizia dal volto inespressivo mi priva dell’oggetto cartaceo guadagnato pochi istanti prima.(quale tristezza tale privazione).

La porta di vetro si apre cigolando ed il biglietto menomato riposa stanco nella mia tasca. anche i migliori cadono.

***

Adesso (sì,è un altro tempo, lo stesso, ma diverso, precisamente quello delle 00.20) ripenso a ciò che scrivevo oggi sul social network più famoso del mondo:

“io credo, cari amici, che il tempo sia un concetto soggettivo”,

ed effettivamente le 2 ore e 46 minuti trascorsi tra pannelli espositivi e immagini inquietanti, per l’appunto, non sono sembrati altro che pochissimi minuti al mio inconscio. Le sale e le immagini scorrevano accompagnate da un flusso interminabile di pensieri, appunti su un’agendina nera e stropicciata, pareri scambiati con compagni di viaggio. Foto dAlla realtà, non dElla. Non una realtà zuccherosa di telefilm e riviste, non quella edulcorata dei programmi tv, la vita, quella vera. Una serie di fotografie radicate in esperienze inquietanti tanto reali quanto diverse nella loro varietà. Le opere dalle bianchi e labili cornici, tali immagini inquietanti / disquieting images denunciano,raccontano,documentano “ecosistemi” spietati, perché sconvolgono e rovesciano l’ordine delle cose conosciute, creando un nuovo genere di realtà. E al tempo stesso risultano come istanze, eventi, esperienze rivissute l’una in contrapposizione all’altra, l’una intrecciata all’altra:” immagini che pongono più domande anziché dare risposte, che irritano nel profondo declinando i soggetti raffigurati – e la stessa parola “inquietudine” – in maniera personale secondo la sensibilità dei singoli fotografi”.

Disquieting_inquietante_è un termine duttile, difficilmente circoscrivibile. Può descrivere un evento o un oggetto, o può farsi esperienza stessa dell’oggetto o dell’evento. Può essere una risposta profondamente individuale oppure evocata dagli altri: è l’opera o la circostanza a essere inquietante, oppure è la risposta data dagli altri a darne questa chiave di lettura? L’inquietudine è una reazione primaria e, al contempo, è alimentata da un sospetto condiviso e dal disagio. È entrambe le cose: è informe, eppure viscerale; non un giudizio, e tuttavia profondamente sentita; una quiete interrotta, un fragoroso silenzio, qualcosa d’ineludibile eppure minaccioso, angosciante, sgradevole…

Adesso (è sempre lo stesso tempo, non quello di una mattina PANTONE 431, non quello di un pomeriggio di pari colore, ma quello delle 00.25) ritorno al presente, ad una lampadina gialla, alla sua luce densa, al letto disfatto, ad un pc sempre acceso.inizio chiudendo il mio “inward eye”, seguiranno i padroni della vista.

Abbandono le ultime immagini, inquietanti e non, le lascio fluire via silenziosamente, le vedo dileguarsi in grandi specchi d’acqua. Mi libero anche dell’ultimo pensiero, quello di un grigio pomeriggio, grigio ma speciale, grigio ma non privo di senso.

Adesso (00.31) posso dormire.

Serena.

Inquieta.

m.malaussène

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