Archivio mensile:novembre 2010

Impressioni di Novembre

Standard

Hanno approvato la riforma. Pompei crolla di nuovo. Il Real Madrid, anzi, Mourinho perde 5-0. Anche i giocatori scioperano, proprio come i metalmeccanici, gli studenti e tutti quelli che si sentono senza futuro. Anche loro si sentono senza più diritti.

… e l’Italia che fa? Si occupa di Wikileaks e di ciò che ha detto. Berlusconi è poco affidabile perché va a mignotte. Come se non sapessimo già tutto!

Annunci

Il convegno delle parti molli

Standard

Da sempre trattata male e nascosta. Spesso dopo averla raccolta con tanta fatica e ben modellata si lascia cadere per terra, sperando che nessuna la trovi mai. Se poi riconosci quella di qualche altra persona cominci a dire che fa schifo, che non t’appartiene e disprezzi colui che l’ha prodotta- incivile- e che l’ha lasciata cadere lì, sotto gli occhi e le mani di tutti.

Ma questo non è giusto. Ed è per questo che chiedo a voi, amici cari, di indire la settimana della caccola.
Caccola power.

Prendete un’immagine che ritrae una caccola o una persona intenta a produrla e condividetela. Oppure fotografatevi mentre siete intenti a cercarne qualcuna in quel cunicolo buio sulle vostre bocche.
E ricordate sempre che dentro di noi, anche di quelli più belli, di noi ricchi e noi poveri, c’è sempre una caccola, pronta per essere tirata giù dal naso.

PS Se siete pigri vi do io un po’ di immagini che potrebbe fare al caso nostro.

Internet-recinto

Standard

Ne parlavo qualche giorno fa con il nostro cheerleader Nightcrawler- di cui abbiamo una diapositiva-. Ci interrogavamo sull’utilità oggi dei blog. Quanto effettivamente sono utili nella websfera da cui siamo ricoperti?

Io ne visito molti. Molti sono di fumettisti che o mettono in mostra le loro opere o scrivono pensieri sul fumetto in libertà, molti altri mi danno news. Alcuni sono di musica. Altri sono d’opinione.

Ma ha davvero senso ora il blog o esaurita la blog-mania ne risulta svilito anche il mezzo?

Adesso la giro a voi la domanda, sperando di rompere il silenzio nel quale (spesso) mi trincerate, anche perché mi interessa molto l’opinione di lettori (come me!).

Qual è il senso oggi del blog? Ne ha ancora qualcuno? O è superato, perchè magari lento e poco dinamico?

PS: A proposito di web mode. Non sono solito segnalare articoli, ma questo non vorrei passasse inosservato! Anche perché a scriverlo è qualcuno che ne sa senz’altro più di me in materia.

Il lungo addio

Standard

Alle volte quando mi chiedo perchè Dyd è diventato un fumetto così popolare, sono le stesse storie a rispondermi.

Il lungo addio, scritto da Marcheselli, sceneggiato da Sclavi e disegnato da Ambrosini è una delle risposte più convincenti.

I personaggi – e questo sarà difficile a chi non legge- ti entrano nel quotidiano ed un po’ ti ci affezioni. E quindi ti emozioni quando ti raccontano delle storie come se fossero delle confidenze. Confidenze da 300.000 copie mensili ma pur sempre intime e toccanti.

Il lungo addio è una di quelle. Dove tecnica, narrazione, disegni sono solo il mezzo per parlare di un sogno, di un sogno reale e quotidiano che vive Dylan ma che ti investe e ti lascia triste, ti turba. E’ una storia vecchia, ma attuale. Una storia che è in grado di emozionarti. Forse perché in chi legge Dylan, c’è un po’ di Dylan. Forse perché non sai quando inizia e quando finisce il sogno, o forse solo perché speri ardentemente che tutto vada a finire in maniera diversa, pur capendo sin dalle prime pagine quale sia la realtà dei fatti.

E’ per questo che leggo Dyd. Ed anzi, se non l’avete mai fatto, leggetela questa storia. Sarà una bella avventura.

Il lungo addio

Facemash: This Page Is Under Construction – Coming Soon!

Standard

Mentre l’ ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) ha già introdotto da maggio domini internet scritti in alfabeti quali l’arabo, il cirillico, il cinese, il giapponese, il coreano, l’ebraico o l’hindi, il mercato dei domini in alfabeto latino continua a colpire.
Da anni questo business ha sostituito la vecchia caccia: non più fagiani e lepri ma domini scaduti o ancora non registrati da rivendere al miglior offerente.

E qualche giorno fa è toccato a “facemash.com”: 8 lettere, 30 mila dollari.

Di certo spiccioli in confronto ai 14 milioni per cui “sex.com” è stato venduto nel 2006 (attualmente di nuovo all’asta). Ma si sa: sesso, potere e soldi sono le tre cose che muovono il mondo. Forse anche la forza di gravità, ma in maniera senz’altro minore.

La notizia è corsa ovunque meno che nei social network, dove l’avvincente caccia all’avatar cartoon più nostalgico pare abbia destato più interesse. Eppure, facemash è proprio il prototipo del famigerato facebook: una sorta di Australopithecus del social network, ideato da quel birichino di Mark Zuckerberg, che ogni giorno contribuiamo ad arricchire.

E dopo che facemash è diventato facebook con tutto ciò che ne è conseguito, un anonimo ha comprato il dominio.
Fortunatamente, parte del ricavato pare sia stato destinato per progetti umanitari in India.

Eppure il dubbio resta: perchè? Perchè a pochi giorni dall’uscita di “The Social Network”? Quali novità ci riserva il nostro caro world wide web? I sospetti sull’ignoto acquirente sono tra i più disparati.

Sperando di non provocare notti insonni ai lettori, si accettano scommesse (puntata minima di 30 mila dollari, naturalmente).