La solitudine dei numeri primi

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Questo fine settimana sono andato al cinema ed ho voluto vedere questo film di cui tutti parlavano che confesso ero curioso di confrontare con il libro letto tempo fa.

Il libro non mi dispiaceva, l’ho trovato ben scritto e ben architettato, tanto da lasciarsi leggere in paio di giorni al massimo. Mi era anche piaciuto il finale per la prima volta non scontato o essenziale, ma anzi pieno di mille sfaccettature interessanti.

Sfaccettature che nel film non ho ritrovato minimamente, anzi di cui addirittura non se ne fa menzione. E’ questo secondo me il suo punto debole, tanto da rimanere sorpreso nel ritrovare il nome di Paolo Giordano (autore del libro) tra i credits di soggetto e sceneggiatura.
E’ un film che scorre molto lentamente, pieno di numerosi silenzi, che se nel libro sono un contorno, sul grande schermo diventano protagonisti. Purtroppo questa scelta non paga, poiché dilatando i tempi si perdono molti colori tra i rapporti personali che si instaurano tra e con i protagonisti, non permettendo di coglierne a pieno comportamenti e dinamiche che appaiono talvolta incomprensibili ed inspiegabili a chi non abbia letto il libro.

Mi è al contrario piaciuto molto il modo di “incastrare” la storia, il taglio narrativo cui la storia è stata affidata ovvero un alternarsi di flashback continui, innodati uno nell’altro e distribuiti (quasi) equamente tra i due personaggi principali. E’ un modo intelligente per far presa e per cercare di dipanare questo groviglio di sentimenti dai quali si viene investiti quasi subito.
Purtroppo il tutto risulta vano e confuso proprio per i motivi che ho detto sopra, tanto da lasciare aperti numerosi interrogativi e fornire un finale differente dal libro, che a mio giudizio non gli rende giustizia. Molto bravi i due attori protagonisti, loro sì, mi son piaciuti molto.

Le musiche sono carine e forniscono un valido contributo a varie scene, rubando (ma questa è per mia indole) spesso lo scettro alle immagini.

Poteva essere un bel film se avesse posto di più l’accetto sulle varie tappe della crescita di questi ragazzi, anziché concentrarsi quasi esclusivamente su quella bambin-adolescenziale ed avesse fatto vivere il conflitto interiore che provano i due ragazzi, come raccontato nel libro, e non sbattendolo in faccia (in maniera quasi inspiegata ed inspiegabile) come nella pellicola.

Peccato!

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Una risposta »

  1. La scioltezza è una di quelle cose che non manca a questo libro . L’ho letto in una botta sola .
    Carino ma non un capolavoro . Non mi ha cambiato la vita . Insomma .

    Dopo Venezia ci son troppi film interessanti da vedere . Questo lo lascio agli altri .
    E aspetto con ansia di veder Somewhere .

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