Vecchi difetti

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Un po’ di tempo fa parlavo con uno dei coautori di questo blog del concetto di arte .

Ricordo che fu una discussione molto accesa in una delle prime file di una chiesa piena di gente attenta a una di quelle retoriche celebrazioni che a noi – o perlomeno a me – non interessava .

Il mio interlocutore sosteneva che l’arte è bella .

Bella e inutile .

E quando io mi presentavo come la somma di tutte le sensazioni dei libri che avevo letto piuttosto che come le migliaia delle immagini viste nei film, lui con un’aria un po’ cinica e un po’ saccente – me lo perdonerà – mi rispondeva che era una cosa estremamente triste .

Triste è per  lui pensare che quello che siamo o quello che viviamo possa esistere in funzione di ciò che l’arte ci concede .

Ma non è triste pensare , invece, che l’arte sia davvero fine a se stessa ?

Io intanto resto strabiliata di come l’arte possa cambiare me , la mia vita e il modo che ho di concepirla  .

E a tal proposito – giacchè mi piace condividere pezzi di vita con la gente che ha piacere di leggermi- voglio rendervi partecipi di un libro che ho letto quest’estate .

Un libro che non riesco a dimenticare e che ha messo un po’ in disordine la mia anima .

Non ci sono solo le arance di Jeanette Winterson .

Magari il mio collega lo leggerà e mi dirà se è ancora imperturbabile .

A.

*   Dicono che Alessandro non abbia mai baciato una ragazza . In realtà ha baciato me .

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  1. Il bello dell’arte è la sua non-produzione.
    E’, invece, come un meccanisco di auto-svisceramento.
    Serve solo per sentirsi più leggeri
    e poi magari trovarsi rivestiti di vuoto.
    Ed è allora che si cerca arte in ogni dove.
    E ci si ri-sente pieni. Pieni di anima altrui fino a nuovo desiderio di leggerezza, almeno.

    E’ questa l’arte per me,
    un cerchio in cui siamo convolti, soli col nostro io ma dipendenti da ciò che crea quello degli altri.
    Se sia triste non lo so. Non so se serva saperlo.

  2. “L’uomo, spinto dal senso della bellezza, trasforma un avvenimento casuale in un motivo che va poi a iscriversi nella composizione della sua vita.”.

    Grazie Mab .

  3. Non ricordo la discussione (ammesso che poi sia io il coautore di questo blog) però posso dire che da allora (ma sono eoni fa?!) qualcosa è cambiato.
    Trovo sempre l’arte, come incarnazione di Bello, qualcosa che esiste, al di fuori di noi… ed esisterebbe anche senza la nostra presenza.

    Da fruitori invece risveglia solo quello che già è presente dentro di noi. Mi piace ciò che colpisce la mia sensibilità.

    Come quest’ultima nasca e si sviluppi non riesco ancora a comprenderlo, ma forse non mi interessa nemmeno. O comunque ora son troppo stanco per indagare.

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