Quale Venosa

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Sono giorni di festa, di festa grande. Tra una processione e qualche fuoco pirotecnico mi chiedo spesso quale sia la vera Venosa, perché di una cosa sono certo: Venosa ha un’anima, ma una ed una sola.

Le sue strade parlano di storia, e la respirano; certo adesso saranno un bel po’ intossicate dato l’incedere senza sosta della legione dell’asfalto e della gomma che continuamente la calpesta, ma io sono convinto che la sua anima, quella vera, sia ancora lì.
Nei suoi vicoli inaccessibili alla auto, nei suoi scorci incontaminati, nelle sue fontane, nei panni stesi dalle signore con il bastone, nei suoi portici, ma anche nelle persone che uscendo si riconoscono, nelle sue dicerie, nei racconti (sempre più dimenticati) degli anziani ed in mille altre cose invisibili ma presenti… negli odori di pepregn e pumbror, del pane, nei bambini che giocano in mezzo alla strada o che rendono Piazza Orazio il campo di calcio più bello, nelle persone sedute sui suoi scaloni.

(Parlare della Sua storia sarebbe superfluo, quella c’è e per fortuna è immutabile.)

Ma vedo anche una “nuova” Venosa, plasmata con il materiale della Città, pieno di un ego non suo, che fa delle smorfie che la rendono ridicola ed ingessata. Vedo una Venosa claustrofobica e sciancata, come una signora che si atteggia a ventenne. E vedo con molta più tristezza gli sguardi soddisfatti ed inconsapevoli delle persone per questo suo nuovo look.

Vedo le persone compiaciute nel portare il nome della nostra Signora alla “ribalta nazionale”, l’ unica che percepiscano!

Come se il clamore dei riflettori – non importa quali- possa ergerla ad un posto di rilievo, quello che finalmente merita.

Vale la pena strozzare la sua aria ed i suoi bei fianchi sinuosi con tonnellate di metallo e di segnali stradali che rendono inaccessibili i MIEI luoghi?

Cosa resisterà di Venosa, che muore di solitudine ogni giorno dell’anno, dopo che si spegneranno i riflettori, quando i Tir andranno via, quando l’unica cosa che rimarrà saranno le cartacce per terra…

Venosa ha bisogno di menti nuove, che sappiano ridisegnare i suoi sguardi ed i suoi sorrisi, che Le vogliano bene veramente, senza farle fare la falsa smorfiosa, che la conoscano davvero, che sappiano parlarle e prendere assieme a Lei le migliori decisioni, che sappiano ripopolarla di storia e di cultura vera, che sappiano abbellirla sempre più.

Venosa ha bisogno di far innamorare i venosini, di renderli meno miopi alla ricchezza che ci porta in dote.

Venosa ha bisogno di Politica, non di chiacchiericcio.

Ella è discreta e timida, non può fare la spaccona; ha bisogno di farsi spazio con discrezione; come una bomboniera ha bisogno di essere ammirata per quella che è, non per ciò che contiene. Ha bisogno di profumare di paese, non della puzza della Città, perchè è e deve rimanere uno splendido paese. Non Abbiamo bisogno di clamori, di falsi riflettori, di congestioni, di elevati db per rendere importante Venosa, questo accade a chi non ha molto altro da proporre.

Venosa ha bisogno di dare ospitalità ed iniziative reali e concrete verso chi viene ad ammirarLa, ogni momento dell’anno.

Venosa ha bisogno di concedere opportunità a chi ha in seno ed ha qualcosa da donarLe.

Perchè Venosa è la città di Orazio non di Corona. Perché Venosa ospita in pianta stabile uno splendido Castello, un Museo, un Parco Archeologico, le Catacombe, una Cattedrale e l Incompiuta, anfiteatri e terme Romane e non il concerto di Gigi d’Alessio.

“Indicato il cielo, l’uomo si fermo a guardare il dito!”

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  1. “Perchè Venosa è la città di Orazio non di Corona. Perché Venosa ospita in pianta stabile uno splendido Castello, un Museo, un Parco Archeologico, le Catacombe, una Cattedrale e l Incompiuta, anfiteatri e terme Romane e non il concerto di Gigi d’Alessio.”

    Hai proprio ragione . . .

  2. E pensa che a Venezia abbiamo lo stesso problema: la vera anima della città, quella che fortunatamente si riesce a respirare in alcuni angoli di periferia, viene continuamente soffocata da quello che ci vogliono far credere che sia Venezia, cioè la città del carnevale perenne e di un fancazzismo scatenato che ha per cornice le gondole e il ponte di Rialto.
    Pensa che la gente, e non è così raro vedere certe tipologie umane degeneri, gira in pieno agosto, con un’umidità che ammazza il fiato e con le callette larghe un metro e mezzo piene all’inverosimile di passanti, con le “baute”, le più tipiche maschere del nostro carnevale. La madre dei cretini è sempre incinta!

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